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09/09/2003

SCUOLA ALLO SFASCIO

    In parecchie scuole di molte città del nord Italia durante questa settimana gli studenti torneranno fra i banchi.   La scuola che troveranno è emblema e metafora del governo clericonazifascista di Silvio Berlusconi (tessera P2 n. 1816): promesse tanto assurde quanto mirabolanti non mantenute, confusione, sfascio e soprattutto tanta incertezza.
  La Brichetto, il peggior ministro che la scuola pubblica abbia mai avuto e il miglior ministro che la scuola privata potesse augurarsi, ha tagliato i fondi all'istruzione statale per regalarli a quella a pagamento, ha ingarbugliato inestricabilmente, aggravandolo, il problema degli insegnanti precari, ha tagliato migliaia di cattedre con il conseguente aumento di allievi per classe.
   Ma i propositi del ministro della "Distruzione dell'Istruzione Pubblica" si annunciano ancor più disastrosi. Il suo progetto di riforma infatti prevede tra l'altro la diminuzione dell'obbligo scolastico a dodici anni, l'abbassamento del monte ore da 36 a 24 la settimana eliminando dalle tre alle quattro materie oggi usufruite dagli studenti (tranne l'insegnamento della religione cattolica, che gode dei benefici dei Patti Lateranensi) e riproponendole a pagamento per chi se lo potrà permettere così come a pagamento saranno tutte le attività di laboratorio e i corsi di recupero.
  Alla fine del ciclo scolastico ci saranno quindi studenti con un curriculum minimo e studenti che essendosi potuti permettere la frequenza di più materie e più attività e laboratori, saranno in possesso di maggiori strumenti.
  Ma forse la più scandalosa delle intenzioni del progetto della Brichetto è quella relativa al cosiddetto "scuola-lavoro e apprendistato", che reintroduce di fatto la vecchia "Scuola Professionale" destinata in passato dei ceti meno abbienti, pensata in maniera che il tempo di studio, di lettura, di conoscenza e di giudizio critico, di elevazione morale e spirituale si riduca al minimo per utilizzare il 75% del tempo al tirocinio presso imprese private in attività lavorative ovviamente non retribuite. Naturalmente le imprese che impiegheranno tali studenti certificheranno l'esito positivo del tirocinio e quindi la promozione o la bocciatura degli allievi-apprendisti che si ritroveranno così a quindici anni alla mercè di un padrone, totalmente impotenti e privi di diritti, senza possibilità di protesta, pena la ripetizione dell'anno scolastico (o dell'anno di lavoro?).
  Per i bravi imprenditori, che mettendosi al servizio della comunità sfrutteranno la ghiotta occasione di avere gratis degli schiavetti senza diritti al loro servizio sono naturalmente previsti degli incentivi pagati con le tasse dei genitori di quegli stessi figli che lavoreranno nella fabbrica gratuitamente.
  Alla fine dei quattro anni di schiavitù previsti per questo tipo di corso, verrà rilasciata una "qualifica" che non avrà valore di diploma al quale si potrà comunque arrivare sostenendo un esame di stato dopo aver frequentato un corso annuale in maniera autonoma ad esempio alla CEPU.
  Recitava uno degli slogan elettorali berlusconiani in campagna elettorale a proposito della scuola, "Tre I, Inglese, Internet, Impresa".   Per qualcuno più internet e inglese, per molti altri solo impresa, ma da schiavi.   Giusto per cominciare ad abituarsi.
di politbjuro at 23:54:57 Commenta: