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08/10/2003

DEMOCRAZIA SPETTACOLARE

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    Il tutto muscoli Arnold Schwarzenegger, l'attore di origine austriaca, 56 anni, ce l'ha fatta, e' stato eletto governatore della California.
   Determinanti, secondo molti analisti, la notorietà, la promessa di diminuire drasticamente la pressione fiscale, l'appoggio dell'elettorato ispanico (un terzo circa della popolazione dello Stato) che ha che ha riconosciuto nell'attore l'incarnazione del sogno americano, della possibilità di arrivare al successo partendo dal nulla.
   Questo elementi determinanti della vittoria del muscoloso attore, dovrebbero far riflettere su alcune delle dinamiche che negli Usa, e probabilmente domani anche da noi, possono determinare il successo politico, e sulla china che ha imboccato quella che viene da molti considerata la più grande democrazia del mondo, anche perché i fenomeni che si verificano lì, dopo qualche tempo abbiamo già visto che, in una qualche misura, si ripetono da noi.

   La notorietà, infatti la si può raggiungere in molte maniere, ma in una società che sempre di più è affascinata dallo "spettacolo", e dove quindi sempre di più chi è in grado di organizzare lo spettacolo può determinare il successo di qualcuno, chi ha i mezzi per organizzare "spettacoli" può orientare le "simpatie", e di conseguenza anche le "antipatie".
   Anche la promessa di "ridurre le tasse", enunciata senza alcuna discussione e senza nessuna spiegazione sul come verranno reperiti i mezzi che permettono ad un paese di provvedere al funzionamento della sua macchina amministrativa e sociale, è indicativo della riduzione della discussione intorno ad un problema alla mera enunciazione di uno slogan, che al pari delle enunciazioni degli spot pubblicitari, basta a giustificarsi senza alcuna spiegazione razionale.
   L'elettore a cui viene richiesto il voto, abituato ormai al bombardamento continuo di spot pubblicitari in cui la seduzione di uno slogan può determinare il successo del prodotto, reagisce alla stessa maniera di fronte alle promesse elettorali formulate con il medesimo meccanismo.
   Purtroppo, lo slogan pubblicitario, ha una presa maggiore su coloro che meno possiedono strumenti critici per analizzare il messaggio e che quindi restano sedotti dall'enunciato e non si pongono il problema della dimostrazione e delle conseguenze di ciò che viene affermato, e proprio i più facilmente seducibili da questi tipi di messaggio sono quelli destinati a pagarne le conseguenze sotto forma di riduzione delle risorse per quello "stato sociale" di cui hanno maggiormente bisogno.
   Se questa è la strada su si sta incamminando l'occidente, sarà bene cominciare a riflettere su come fare ad evitare, se siamo ancora in tempo, il fascismo travestito da democrazia prossimo venturo.
   In Italia un primo assaggio lo stiamo già vivendo con il regime di Berlusconi (tessera P2 n. 1816), scaturito da un imbroglio mediatico.
di politbjuro at 23:58:43 Commenta: