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04/11/2003


Casarini Luca
RIVOLUZIONARIO MA POCO STUDIOSO

    Alcune delle affermazioni di Luca Casarini, contenute in un'intervista che ha rilasciato a Repubblica a proposito della violenza nella lotta politica, hanno provocato, come come era logico aspettarsi, commenti, distinguo e prese di distanza a sinistra e compiaciute speculazioni a destra. Anche diversi bloggers hanno affrontato l'argomento, alimentando la discussione sul significato delle esternazioni di Casarini e sulle loro conseguenze.

   Casarini appartiene alla schiera di coloro che non hanno ancora compreso che l'ambito mediatico è uno spazio di lotta essenziale da almeno trent'anni.   Le Brigate Rosse negli anni '70/'80 l'avevano capito e lo avevano utilizzato per il loro folle progetto.   Essendo però totalmente errata l'analisi che le aveva portato a quelle scelte, la loro capacità di gestire i media non bastò a salvarle da una catastrofe le cui conseguenze furono pagate da tutto il "movimento" oltre che da tutto il paese con un generale arretramento sul piano delle garanzie e delle libertà.
   Luca Casarini, che non ha evidentemente alcuna idea del funzionamento dei meccanismi della "comunicazione", non si rende conto che una dichiarazione alla stampa è cosa ben diversa da un saggio scritto nel quale sono possibili tutte quelle precisazioni che permettono di chiarire ed eliminare le ambiguità di una tesi.   Ma non rendersi conto di ciò, non depone certo a favore della sua intelligenza politica e della sua capacità di analisi, e lo rende suo malgrado di fatto dannoso per l'intero movimento.
   La sua superficialità equipara, per fortuna con un ben diverso grado di pericolosità, quella di queste nuove Br, manipolo, non sappiamo ancora quanto grande, di individui totalmente autoreferenziali, completamente mancanti di corretti strumenti di analisi della realtà e delle dinamiche sociali tipiche della "società di massa". Di conseguenza, le nuove Br, mancando di un corretto modello di società su cui operare, lo fanno su un modello che è in realtà la proiezione paranoica che viene loro restituita dalle proprie analisi.
   Di conseguenza le loro scelte politiche sono devastanti.
   I loro effetti purtroppo si riverberano su di noi.
   Casarini, non capisce e getta benzina su un fuoco che minaccia di bruciare innanzitutto il movimento.

di politbjuro at 19:51:15 1 Commento

04/11/2003


SETTA RADICALE A CONGRESSO

Congresso-Radicale.gif     Un altro congresso radicale, quale? Il decimo? il ventesimo? il trentesimo? si è concluso, e come i precedenti è stato ignorato, non perché gli organi di informazione ce l'hanno con i radicali, ma perché, ormai da tempo i radicali, o meglio Pannella, non riuscendo a farsi accettare nella compagine di Berlusconi Silvio (tessera P2 n. 1816), bivaccano davanti all'uscio della Casa della Libertà, altezzosi e sterili mendicanti d'attenzione.

   Ogni tanto, ad un qualche congresso, si alza una qualche voce critica che sfidando le ire del Gran Sacerdote propone una linea diversa, ma è la struttura stessa dell'organizzazione del partito che rende velleitario il tentativo.
   E contro questa struttura falsamente democratica, si è scontrato all'ultimo congresso, Benedetto della Vedova, che per questo è stato scomunicato da Giacinto Pannella detto Marco e additato al ludibrio di tutti i congressisti-fedeli.
   Si, congressisti-fedeli, perché il Partito Radicale è più simile ad una setta che ad un partito, una setta alle cui alte sfere si accede per cooptazione, perché si condivide la visione del Gran Sacerdote, perché se ne sposa in toto la linea.
   Il meccanismo mediante il quale, sotto la parvenza di grande democrazia, si controlla in realtà il partito, è nascosto in un articolo dello statuto, articolo che prima di diventare tale, nasce come una sorta di disposizione transitoria, nella prima metà degli anni '70, e prevede che al congresso, stante l'esiguità del partito, si voti non per delegati ma per iscritti.   Un iscritto, un voto, dunque.
   In un partito normale e democratico, le mozioni nascono dalla discussione nelle varie "sezioni" e vengono sostenute in congresso dalla forza di delegati che rappresentano gli iscritti, e in un partito normale e democratico, i delegati vengono scelti dagli iscritti tra coloro che sono in grado meglio di altri di rappresentarli e di comprendere le articolazioni, mai semplici, che determinano una linea politica.
   In un partito normale e democratico, proprio perché ogni delegato rappresenta un determinato numero di iscritti, è latore di una "linea" che non è solo la sua personale, ma che ha una forza che gli viene dall'essere ufficialmente condivisa da coloro che gli hanno affidato il mandato.
   Nei partiti normali e democratici, partecipare al momento decisionale rappresentato dal congresso è un onere economico che viene sostenuto dal partito con i contributi degli iscritti.
   Nel Partito-setta Radicale le articolazioni periferiche sono praticamente inesistenti.   Il rapporto con il partito è diretto, l'informazione unidirezionale, e di fatto non esiste alcuna discussione precongressuale sulle tematiche che si dibatteranno in congresso.    Nel Partito-setta Radicale, non ci sono delegati.   Ogni iscritto conta solo per se stesso e al congresso possono partecipare con uguale peso politico, raffinati intellettuali in grado di comprendere le astuzie che si possono nascondere, e che si nascondono, dietro la retorica politica, e candidi fedeli pronti al martirio ad ogni ordine del gran sacerdote.
   Nel Partito-setta Radicale, le "proposte" che arrivano al congresso possono essere indifferentemente frutto dell'elaborazione complessa di un gruppo più o meno grande di iscritti, o la strampalata idea di un singolo iscritto.   In ambedue i casi l'impatto che avranno nella confusa bailamme dei congressi radicali, sarà simile.
   Nel Partito-setta Radicale, per statuto va tenuto almeno un congresso per anno.   Ma spesso vengono indetti congressi straordinari che non di rado vengono tenuti nei luoghi più disparati.   Non essendoci una struttura se non a livello centrale, i rimborsi spesa sono previsti esclusivamente per coloro che alla struttura centrale fanno capo, e che di fatto sono, malgrado loro lo neghino inorriditi, gli unici professionisti della politica presenti nel partito.   Tutti gli altri, se vogliono intervenire lo devono fare a spese proprie.
   Nel Partito-setta radicale, il congresso è un simpatico e divertente guazzabuglio a cui se si in grado di spendere la cifra notevole che viene richiesta per la partecipazione-iscrizione, vale la pena di assistere.   Vi si possono incontrare personaggi buffi, divertenti, patetici, ridicoli, ma anche personaggi interessanti intelligenti, acuti, profondi.   Gli appartenenti alla seconda categoria però, non li incontrerete mai per due congressi consecutivi.   Il Partito-setta Radicale, è infatti la formazione con il più imponente turn over del mondo occidentale e non occidentale.    Durante il congresso può capitare di assistere ad episodi gustosi e ad episodi curiosi, a performance surreali e a rappresentazioni da teatro da strada, mentre dal palco, nella disattenzione più completa, a oratori che fanno discorsi e proposte correttamente articolate si susseguono oratori che tengono i discorsi più incredibili e fanno le proposte più strampalate.   Gli oratori della prima categoria, però, sarà difficile vederli per due congressi consecutivi.
   Nel Partito-setta Radicale, ci sono però i momenti in cui tutte le performance si fermano e tutti si fanno attenti.   Ciò accade quando parlano i Grandi Sacerdoti.   Quando i cooptati e ben organizzati membri dell'olimpo radicale intervengono tutti si fanno attenti.   Poi tutto riprende come prima, in attesa che intervenga il Gran Sacerdote.
   Quando Giacinto Pannella detto Marco interviene la tensione è allo spasimo.   I fedeli si fanno rapire, beati dalla sua retorica, e nell'estasi poco importa analizzare quel che dice.   L'analisi d'altronde richiede abitudine al confronto, ed i poveri fedeli di Giacinto detto Marco con chi confrontano le loro posizioni tra un congresso e l'altro?   Ma poco importa, dopo si vota.   E l'intervento del Gran sacerdote è sempre, in ordine di tempo, l'ultimo di quelli meritevoli di attenzione.   E come si può votare una mozione diversa da quella che viene indicata ai fedeli da Colui che li rappresenta, da colui che incarna l'essenza stessa del Partito-setta, da colui che ne è l'unico, riconosciuto legittimo rappresentante?
   La mozione indicata dai Vertici passa in un tripudio generale, la festa volge al termine, si vota per gli organi statutari, ma molti stanno già andando via.
   Altre mete sono state indicate.   E se il mondo gira intorno ai radicali badando poco alle loro proposte è colpa del mondo.    Arrivederci al prossimo congresso.
di politbjuro at 01:49:11 1 Commento