strage di Nassariya
FUORI I MANDANTI

I rinnegati e i cerchiobottisti in servizio permanente effettivo e quelli di complemento, hanno unanimemente messo subito le mani avanti e nel commentare la strage di Nassiriya dove hanno perso la vita 18 italiani, si sono raccomandati perché l'accaduto non costituisse occasione di speculazione politica.
Troppo comodo, signori.
Troppo comodo definire speculazione politica rivendicare le posizioni che da subito avevamo espresso e le obiezioni che avevamo mosso alle posizioni di un governo la cui principale preoccupazione durante tutto il corso della crisi irachena era stata, e continua ad essere, quella di mostrarsi fedele al petroliere Bush e di sposarne in toto menzogne e inganni.
Adesso rinnegati e cerchiobottisti in servizio permanente effettivo e di complemento, ci invitano a stringerci tutti intorno ai caduti, a superare le divisioni nel loro nome e a proseguire la strada che il loro sacrificio avrebbe tracciato.
E no signori! No! Il sacrificio degli uomini mandati al massacro in nome di una politica cieca di adesione ad una linea politica dettata da quel Bush a cui Berlusconi Silvio (tessera P2 n. 1816) tiene tanto a dimostrare la sua miserabile devozione è patrimonio nostro. Non è vero che appartengono a tutti. Quegli uomini mandati al massacro per assecondare i disegni di chi si è impadronito del potere con un golpe mediatico resogli possibile da norme emanate da uno che è morto latitante per sfuggire alla giustizia italiana, provenivano, come accade in tutte le guerre, da una classe sociale alla quale malgrado sia stata data l'illusione di poter scegliere il proprio destino, ha in realtà una rosa di scelte che contempla solo certe opzioni e ne esclude altre.
I genitori, le mogli, le fidanzate, gli amici, di coloro che sono stati massacrati a Nassiriya, non sono mai stati a bordo delle barche dei vip, nè al Billionaire di Briatore, nè tantomeno in una delle ville del Cavaliere (tessera P2 n.1816), non verrebbero mai fatti entrare a nessuna delle feste che nani, magnaccia, troie, calciatori, rinnegati e cerchiobottisti, tengono nei locali alla moda, e a Portocervo non possono andarci neppure in tenda.
I morti di Nassiriya, come tutti i morti di tutte le guerre volute da chi ha da difendere i propri sporchi interessi, sono morti del popolo. Si, del popolo, utilizziamo un termine che il "grande fratello" ha ormai quasi cancellato, sostituendolo con gente, utenti, clienti, consumatori, illudendoci di essere al centro dell'attenzione di un sistema che invece è governato con il fine di perpetuare privilegi e sfruttamenti, di un sistema che ogni giorno di più ci toglie diritti e certezze, di un sistema che contrabbanda lo sfruttamento per progresso.
La strage di Nassariya ha delle responsabilità che sarebbe troppo comodo attribuire alla logica perversa del terrorismo islamico. La strage di Nassariya va addebitata completamente a chi, ignorando la volontà popolare, ignorando il buonsenso, ignorando la volontà dell'Europa, ignorando l'articolo 11 della Costituzione, ha scelto di scendere in guerra a fianco degli Usa.
E costoro, da parte di chi da sempre appartiene alla schiera di coloro che hanno pagato le scelte scellerate di chi il potere ce l'aveva e intendeva conservarlo ad ogni costo, possono essere definiti in un solo modo:
ASSASSINI.
Assassini coloro che hanno trascinato in guerra il nostro Paese, complici coloro che li hanno assecondati, complici coloro che li hanno appoggiati, complici coloro che adesso forniscono giustificazioni alle loro scelte criminali.
Assassini. Maledetti assassini.
di politbjuro | 13/11/2003